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Fondata, forse, da coloni greci venuti da Cuma, fiorì sotto l'Impero romano come porto e come centro di villeggiatura per i patrizi. Importante il suo ruolo anche sotto i Bizantini, i Normanni e gli Svevi, capitale sotto gli Angioini, sede del governo di un viceré sotto il Spagnoli, capitale del Regno borbonico delle due Sicilie fino al 1860, tranne la breve parentesi napoleonica (1806-15).
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Scarica gratis la guida di Napoli.
La visita può partire dalla centrale Piazza del Plebiscito, dominata dal secentesco Palazzo Reale, con l'appartamento storico e il Teatro di Corte. Dal vicino largo Trento e Trieste inizia l'animatissima via Toledo, una delle principali arterie cittadine, all'inizio della quale c'è la Galleria Umberto, di fine 800, tradizionale luogo di passeggio e di ritrovo; a destra, la via San Carlo, con il teatro San Carlo, tra i più grandi al mondo.
La strada porta in piazza del Municipio, dominata dal Castel Nuovo, detto anche Maschio Angioino,
eretto nel XIII secolo (più volte ricostruito nei secoli successivi),
con il momumentale Arco di trionfo all'ingresso. La fortezza si
affaccia sul porto, con la grande stazione marittima.
Via Toledo porta
invece, dopo Piazza del Gesù, a "Spaccanapoli", l'asse che
attraversa da est a ovest tutto il centro, prendendo nomi diversi (Via
Croce, Via San Biagio dei Librai, Forcella). Questa è una delle zone
più pittoresche di Napoli, dove si concentrano antichi palazzi e belle
chiese, tra cui il celebre complesso di Santa Chiara, con il suo chiostro maiolicato.
Proseguendo verso il cuore del centro storico, nella zona di Via dei Tribunali, strada che corrisponde all'originario decumano maggiore dell'abitato greco-romano, s'incontrano Santa Maria Maggiore, San Lorenzo Maggiore e il Duomo.
All'interno di quest'ultimo si trova la cappella di San Gennaro, con la
statua e le reliquie del Santo patrono.
Ma le bellezze di Napoli si
affacciano anche sul Golfo: seguendo il lungomare si arriva al
porticciuolo di Santa Lucia, il cui molo unisce alla terraferma l'isolotto sul quale si trovano il Borgo Marinaro, con i suoi ristoranti, e Castel dell'Ovo. Il lungomare di via Caracciolo conduce all'insenatura di Mergellina e qui, per via Posillipo, al Capo di Posillipo
e a Marechiaro, con la celebre 'fenesta" della canzone di Salvatore di
Giacomo.
La città è ricca di importanti collezioni museali. Il Museo archeologico nazionale
è fra i più importanti nel mondo, in particolare per i reperti
greco-romani, i mosaici e le pitture murali provenienti da Pompei,
Ercolano e Stabia. L'ex Palazzo Reale di Capodimonte ospita la
Galleria Nazionale, la Galleria dell'800, l'Appartamento storico e il
Museo di Capodimonte. Opere i Simone Martini, Masolino da Panicale,
Masaccio, Botticelli, Correggio, Parmigianino, Bellini, Lotto, Tiziano,
Michelangelo, Raffaello, Caravaggio. Da vedere anche il celebre
Salottino di Porcellana, splendido capolavoro della manifattura di
Capodimonte.
Il Vesuvio: Dal 1944 la grande montagna di fuoco
riposa, apparentemente tranquilla, ma le fumarole che fuoriescono dal
cratere formatosi dopo l'ultima eruzione ricordano che il Vesuvio è
solo addormentato. Il vulcano oggi ha due vette, il Monte Somma e il
Vesuvio, separate tra loro dalla valle del Gigante. Nonostante
l'evidente rischio, le falde del vulcano sono fittamente popolate e,
sino ai 500 metri d'altezza, coperte da frutteti e, soprattutto, da
vigneti da cui si ricava il pregiato vino Lacryma Christi. Salendo
ulteriormente s'incontrano macchie di bosco, campi di ginestre - il cui
profumo ispirò una delle opere più delicate di Giacomo Leopardi - e
infine lunghe distese di cenere nerastra. A 1281 metri si apre il
grande cratere. Per raggiungerlo si lascia l'automobile nei pressi dell'Osservatorio Vesuviano,
istituito nel 1845 da Ferdinando II di Borbone, e si prosegue a piedi:
la visita è a pagamento ed è necessario farsi accompagnare da una guida
autorizzata. Lo spettacolo è mozzafiato: il diametro ha un'ampiezza di
circa 600 metri e una profondità di oltre 200.
I Campi Flegrei:
La leggenda vuole che in un tempo lontanissimo i giganti abbiano
tentato la scalata all'Olimpo. Gli dei, irati, reagirono scontrandosi
con gli assalitori su un campo di battaglia compreso tra Napoli, Capo
Miseno e Cuma chiamato Phlegraios, ardente. Così, grazie a divinità
corrucciate e giganti invadenti, gli attuali Campi Flegrei entrarono
nel mito. Ancora oggi, nonostante l'urbanizzazione e la vicinanza con
la metropoli, l'area ha conservato un suo fascino, un suo sottile
mistero. Zona vulcanica per eccellenza, vi abbondano i crateri -
l'ultimo, il Monte Nuovo, si aprì nel 1538 - e permane una leggera ma
continua attività sotterranea. Per avere una veduta d'insieme dei Campi
bisogna recarsi all'Eremo dei Camaldolesi, sull'altura più
elevata della zona. Dal belvedere il panorama spazia sui diversi
crateri sottostanti con, sullo sfondo, il golfo di Napoli. Dall'Eremo
si prosegue per la riserva naturale degli Astroni, un antico
cratere a recinto trasformato nel Cinquecento da Alfonso d'Aragona in
luogo di caccia. La riserva è coperta da boschi di lecci e di castagni,
mentre sulla superficie del lago Grande affiorano le ninfee.
Da non
mancare la Solfatara di Pozzuoli, una bocca di vulcano quiescente punteggiata da fumarole, vulcanetti di fango e mofete.
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