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Nell'antichità, Ercolano sorgeva su un ricco promontorio a picco sul mare e l'area originaria era circa un terzo della vicina Pompei. Nel 79 d.C. l'eruzione del Vesuvio seppellì la città con un'enorme colata di fango e lava che, solidificandosi, ricoprì il centro urbano con uno strato da 12 a 25 metri. L'estrema complessità delle ricerche, iniziate nel Settecento da Carlo di Borbone, e delle successive operazioni di recupero dell'abitato hanno riportato alla luce, tra l'altro, le rovine delle splendide residenze dei patrizi romani. Nel corso dei secoli sono state disseppellite le case d'Argo, dell'Albergo, del Bicentenario, dei Cervi e del Rilievo di Telefo e, soprattutto, le Terme che occupano gran parte dell'area sud di Ercolano. Il complesso risale al periodo augusteo, ma le decorazioni sono del tempo di Claudio e Nerone. Divise in sezioni femminili e maschili, le Terme hanno mantenuto la loro struttura originaria; visitandole, si possono ammirare la palestra per gli uomini, cinta da un elegante portico a colonne, lo spogliatoio, una vasta sala dalla volta a botte con sedili e stalli per il deposito delle vesti. Della sezione femminile restano la marmorea vasca d'immersione e tre sale dai pavimenti a mosaico. Il Teatro cittadino, invece, è ancora sepolto sotto la lava, ma è possibile accedervi lungo i cunicoli scavati in età borbonica. Un'iscrizione presso l'ingresso ricorda ai posteri che l'edificio è opera dell'architetto Numius.