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La storia. Fu fondata nel 1070 dagli abitanti di Tharros, centro fenicio, punico e romano, che abbandonarono l'antico nucleo per gli assalti dei saraceni. Fiorì come capitale del giudicato d'Arborea fra il XIII e il XIV secolo e conobbe il suo massimo splendore sotto la guida di Eleonora d'Arborea, quando venne redatta la Carta de Logu, un codice di leggi regolanti la vita pubblica rimasto in vigore in tutta la Sardegna fino al 1827. Passò quindi alla corona di Spagna e seguì le sorti dell'isola, ceduta nel 1718 ai Savoia. Da vedere . In piazza Roma, centro della città, si erge la Torre Manna, resto della cinta medioevale delle mura. In via Duomo, la chiesa di San Francesco, ricostruita nel XIX secolo, custodisce un Crocifisso ligneo spagnolo del '300. Nella sagrestia una statua di santo di Nino Pisano e un polittico di Pietro Cavaro. Del XVI secolo è la casa di Eleonora d'Aragona, nella piazza a lei dedicata. Il Duomo, del '200 ma rimaneggiato in epoca sabauda, ha al suo interno un'Annunziata lignea policroma di Nino Pisano e tele di pittori sardi dell'epoca barocca. Il porto industriale e la banchina sono vicino allo stagno di Santa Giusta, che prende il nome da un piccolo centro alla periferia della città, un tempo importante cittadina e sede di vescovado fino al 1503. È rimasta la Basilica, eretta tra il 1135 e il 1145 in uno stile che richiama l'architettura lombarda e quella pisana, Interessanti all'interno le colonne, forse portate da Tharros. Le tradizioni culturali si esprimono, tra l'altro, nell'artigianato (ceramica e ricamo) e nelle feste popolari, fra cui "Sa sartilla", giostra equestre di carnevale.